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Secondo anno di vita: le attività motorie

“Le idee più astratte, come quelle dello spazio e del tempo, sono concepite attraverso il movimento. Questo è dunque il fattore che lega lo spirito al mondo” Maria Montessori  (Il segreto dell’infanzia)

 

Fin dalla nascita il bambino lavora costantemente allo sviluppo del movimento coordinato per arrivare in fine a raggiungere la posizione eretta-verticale, una delle caratteristiche peculiari dell’essere umano.

Il bambino impara principalmente attraverso l’esperienza vissuta ecco perché lo sviluppo motorio e quello cognitivo sono strettamente legati tra loro.  Il movimento diventa rappresentazione del pensiero e attraverso esso diventa memoria.

La pedagogia attiva si basa innanzitutto su questo concetto. Il bambino è protagonista attivo del suo processo educativo, secondo i suoi tempi e i suoi interessi.

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Verso il movimento autonomo

 

A partire dal secondo anno di vita il bambino acquisisce sempre più autonomia e consolida le abilità raggiunte durante il primo anno. Se inizialmente i sensi maggiormente utilizzati sono il gusto, l’udito e l’olfatto, a partire dall’anno irrompono prepotentemente la vista e il senso del movimento.

Se ancora non cammina lo farà presto diventando sempre più sicuro nei movimenti e indipendente negli spostamenti.

Se durante il primo anno è stato completamente dipendente dal corpo della mamma, ora comincia a conquistare sempre più autonomia aumentando i suoi punti di riferimento e le relazioni con il mondo esterno (nonni, tate, maestre ecc). Una delle prime parole, il “no”, non è solo autoaffermazione di se stesso ma anche la misura di quello che può fare o meno autonomamente.

Presto sarà capace di andare a prendere da solo i propri giochi e scegliere l’attività che preferisce.

Proprio per favorire e incoraggiare questa grande autonomia conquistata  e non sentire di dover intervenire continuamente per “aiutare” il bambino, è fondamentale preparare un ambiente che gli permetta di muoversi in modo indipendente e senza pericoli.

Ecco le basi che permettono al bambino di “vivere attivamente” il suo sviluppo:

1. Disporre l’ambiente in modo che il bambino possa muoversi liberamente

2. Lasciare che il bambino esplori e svolga le attività in autonomia (senza l’interferenza dell’adulto)

3. Selezionare attività che permettano al bambino di imparare attraverso il gioco

4. Lasciare che il bambino possa soddisfare la sua naturale sete di conoscenza attraverso le azioni dirette sulla realtà (usando le sue mani ovvero il suo corpo)

In quest’ottica la celebre frase “aiutami a fare da solo” assume il vero significato della pedagogia attiva di cui Maria Montessori è solo una dei protagonisti.

Emmi Pikler, pediatra ungherese dello scorso secolo, pone al centro dei suoi studi la libera attività del bambino. Il ruolo del genitore o dell’insegnante è quello di fornire un supporto affettivo, che valorizza le competenze acquisite del bambino, senza mai anticiparle o forzarle.

Permettere al bambino di conquistare liberamente e con i suoi tempi, le varie fasi di sviluppo lo rende enormemente competente e accresce la sua autostima, rendendolo autonomo e sicuro.

Non è importante quando viene raggiunta una tappa dello sviluppo motorio, ma come e in quale successione … (leggi qui)

 “ Il bambino lasciato libero supera le varie fasi al proprio ritmo, diverso da quello di altri bambini, con sicurezza ed armonia” Emmi Pikler (Datemi tempo)

Per questo motivo l’adulto, fin dalla nascita, non dovrebbe anticipare le competenze del bambino (per esempio mettendolo seduto quando non sa farlo da solo) oppure intervenire in un movimento avviato (tendendoli la mano o bloccandolo).

In questo modo, attraverso i movimenti naturali legati alle sue capacità, il bambino raggiungerà da solo i propri obbiettivi senza andare incontro ad esperienze fallimentari che provocano frustrazione. Abituato a muoversi in modo indipendente sarà più cauto e attento.

ARRAMPICARSI

 

Il bambino piccolo ha bisogno di mettere alla prova le sue abilità e affinare continuamente le sue competenze. Per questo trova grande soddisfazione nell’arrampicarsi, salire le scale, camminare, correre. E’ il suo modo di misurare i suoi limiti e le sue capacità, imparare la perseveranza e la determinazione a raggiungere uno scopo. Raggiungere autonomamente i propri scopi porta grande realizzazione e fiducia in se stesso.

Questo tipo di attività è importante per sviluppare alcune abilità fondamentali come l’equilibrio, la coordinazione. Per arrampicarsi su un albero è necessario comprendere che la salire è più semplice che scendere, imparare a valutare i rischi e gestire i fallimenti. Questi elementi servono a formare gli schemi mentali che saranno utili anche da adulti, calcolo e perseveranza..

Per approfondire leggete l’articolo di Elena Cortinovis “Pedagogia del rischio vs iperprotezione”

Uno degli strumenti per esercitare la motricità autonoma, anche negli spazi domestici, è il Triangolo di Pikler. Il Triangolo incoraggia il bambino a tirarsi su e arrivare nel tempo a stare in piedi, arrampicarsi, scendere dall’altro lato, nei suoi tempi e modi.

Il triangolo e la sua rampa formano un gioco educativo che asseconda il desiderio naturale del bambino a muoversi e superare nuovi ostacoli. Un gioco che sviluppa le capacità motorie, di coordinamento e valutazione rischio-pericolo.

IL SENSO DELLO SPAZIO

 

Il bambino sta sviluppando il senso dello spazio che gli servirà per orientarsi in un ambiente e trovare il posto delle cose. Man mano che cresce, apprende i concetti sopra-sotto, davanti-dietro vicino-lontano che possiamo esercitare con piccole richieste di vita quotidiana “mi prendi la pallina sotto alla sedia”, “appoggia il pigiamo sopra al letto” ecc.

Il bambino in questo modo oltre ad aumentare il proprio lessico impara anche a osservare lo spazio.

Verso i 18 mesi possiamo organizzare piccoli percorsi di psicomotricità invitando il bambino a superare alcuni ostacoli, orientandolo con le parole.

I percorsi aiutano il bambino ad orientarsi nello spazio e risolvere i problemi che li si pongono difronte. Il bambino ama mettersi alla prova.

MOVIMENTO COORDINATO

 

Una volta imparato a camminare il bambino vorrà usare contemporaneamente mani e gambe per compiere un’azione, ovvero spostare o portare oggetti mentre sta camminando, correndo, arrampicando…

Il vassoio montessoriano è un ottimo strumento per allenare il movimento coordinato.

Riuscire a trasportare un oggetto senza inclinarlo altrimenti il contenuto si rovescerà per terra. Quello che a noi sembra semplice per un bambino è tutto da scoprire.

I gesti di vita pratica: apparecchiare, mettere in ordine, trasportare un gioco, spostare la sedia, sono sicuramente gli esercizi che allenano maggiormente il movimento coordinato.

 

Vassoio rettangolare legno con manici 30 x 40 cm
Vassoio bacheca classificazione legno Grapat
Piatto vassoio attività rettangolare 16 x 30 cm

SPINGERE E CAVALCARE

 

A partire dai 12 mesi o da quando il bambino sa stare in piedi nasce in lui il desiderio di avanzare usando gli oggetti che trova a disposizione, per esempio spingendo sedie o tavolini. Per non essere indotti a sorreggerlo con le mani possiamo proporre alcuni oggetti che soddisfano il suo bisogno di movimento in autonomia. I carrelli primi passi sono perfetti per questo scopo e possono essere usati successivamente per trasportare oggetti (un’altra grande passione).

Quando il bambino comincia a camminare in autonomia possiamo proporre i primi cavalcabili fissi (dondoli) o da movimento (su ruote) che aiutano ad affinare le sue abilità motorie migliorando l’equilibrio e la coordinazione.

Carrello porta giochi bear Tender leaf
Cavalcabile Delivery Bike Plan Toys
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Carrellino primi passi autobus giallo Plan Toys
Cavallo a dondolo legno Pegaso alato Plan Toys

La tavola dell’equilibrio o Balance Board nasce come attrezzo della tradizione circense per la preparazione atletica e rinforzo muscolare degli acrobati ed equilibristi.

Ma risulta anche un ottimo strumento di coordinazione per i bambini fin dai primi movimenti. Infatti usata come rampa il bambino può attraversarla gattonando o strisciare sotto di essa. Dai 18 mesi può provare a trovare il suo equilibrio, dondolare o scivolare.

La tavola stimola l’equilibrio e il bilanciamento aiuta il bambino (o l’adulto) a prendere coscienza del proprio corpo per raggiungere una perfetta coordinazione tra gli arti superiori e inferiori (caratteristica alla base di ogni sport).

Un oggetto versatile che coinvolge tutto il corpo durante tutta la fase di sviluppo del bambino ma non solo.

LO SCHEMA CORPOREO

 

La scoperta del proprio corpo avviene progressivamente dalla nascita fino ai tre anni. Partendo dalle manine man mano che il movimento diventa sempre più autonomo il bambino scopre il suo corpo e che può interagire attraverso esso. Fin dai primi mesi lo specchio (prima orizzontale) è un utilissimo strumento per conoscere se stesso e comprendere il suo schema corporeo.

Come il bambino, dopo i dodici mesi, lo specchio da orizzontale diventa verticale per poter osservare se stesso in posizione eretta.

Riconoscere e toccare le varie parti del suo corpo, riflesse nello specchio, lo aiuta a scoprire anche quei elementi che vedrebbe solo attraverso gli altri. Occhi, bocca, orecchio, naso … Le filastrocche associate ai gesti aiutano il bambino a creare l’immagine delle varie parti del suo corpo nello spazio.

 

Filastrocca TOCCA TOCCA

Tocca la testa, tocca la bocca,
tocca il naso, tocca l’occhio,
tocca la gamba, tocca il ginocchio.
Filastrocca vecchia vecchia,
tocca la schiena, tocca l’orecchia
tocca il pollice, il mignolino,
tocca le spalle, tocca il piedino,
tocca la pancia, tocca il petto,
tocca la coscia, tocca il culetto,
per guadagnare un altro confetto!

(di Maestraemamma)

 

Seduti o in piedi davanti allo specchio si possono indicare le varie parti, muoverle e toccarle seguendo le carte associate.

CAMMINARE NELLA NATURA

 

Qualsiasi attività, oggetto, strumento, gioco o parco attrezzato, non possono competere in nessun modo con l’ambiente naturale.

“Sguinzagliate i bambini, assecondateli: essi corrono fuori, lasciateli correre quando piove, si levano le scarpe quando trovano pozze d’acqua e quando l’erba dei prati è umida di brina ricorrono ai loro piedini nudi per calpestarla: riposano pacificamente quando l’albero li invita ad addormentarsi alla sua ombra

Maria Montessori (Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile)

Secondo Maria Montessori, appena il bambino sa camminare dobbiamo smettere di portarlo sempre in braccio (o nel passeggino) ma stimolarlo a camminare autonomamente. Prenderci tempo e camminare al suo ritmo.

Muoversi in mezzo alla natura su un sentiero non completamente antropizzato rende ogni passo una scoperta. Scavalcare radici, trovare l’equilibrio sui sassi, sfiorare l’erba, toccare la terra. L’assenza di elementi precostituiti e immobili come possono essere quelli del parco (altalena, scivolo ..) allenano il bambino a trovare ogni volta nuove soluzioni, percorsi, idee.

Fare tante pause in modo che il bambino possa osservare, toccare, scoprire. Sedersi nel prato e dipingere sassi per scoprire che non esiste solo un modo per svolgere le attività. Raccogliere foglie, rami, pigne per portarli a casa come un tesoro prezioso per ricordare l’esperienza vissuta.

Ispirazioni …

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